ABOUT ME



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Sono nata a Berlino. Crescere in una città divisa, rotta in due, così fortemente caratterizzata dal desiderio di ricomporre le fratture della storia ha certamente influenzato il mio modo di creare. La compiutezza dell’imperfezione, la trasformazione e il gioco sono gli elementi ricorrenti nei miei gioielli. Lavoro con legno e mi piace sdrammatizzare combinandolo con l’oro, o i diamanti con il bronzo. Materiali poveri insieme a materiali preziosi, in un continuo ridefinirsi di equilibri e abbinamenti. Il risultato è che i miei lavori sembrano già vissuti anche se appena nati; nell’intento non c’è il minimalismo esaltato dalle forme perfette, ma la consapevolezza che le cose imperfette sono le più compiute; irregolari, uniche, mai le stesse, mai seriali. Ogni gioiello è realizzato in una linea limitata. Se non in pezzi unici. Dietro ogni lavoro c’è unidea, una parola, qualcosa da dire a chi lo porta e a chi lo guarda. Un esempio su tutti il “fedone”, gioiello che preferibilmente “ci si" regala e non “si” regala, una sorta di patto con se stessi, un tenere fede ad un modo di essere, ad un cambiamento in corso, a qualcosa che si è scelto e che si vuole ricordare. Una fede per le nozze con se stessi prima che con chiunque altro.
Un’altra caratteristica del mio lavoro è l’anello a combinazione, che va indossato sovrapposto, a due, a tre nel medesimo dito. In questi casi ciascun anello porta un pezzo di un disegno che si completa solo quando è abbinato agli altri. Mi è capitato spesso che queste composizioni siano acquistate da una persona che dona le altre due parti a persone che hanno scelto, come segno di appartenenza. Altra caratteristica è di fare gioielli che si modificano, si trasformano come “l’onda” o
“il pesce”.
Ci si può giocare e far rumore come con il “movement”. E’ importante l’ergonomia per chi lo indossa, perciò con certi modelli è nata una curva concava che permette un confort maggiore nell’indossarne, anche due o tre insieme, come accade per il “tribal”.

 

 
 
 

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